Chi tace acconsente… (me lo ha detto il computer)

small_454903080Leggendo questo articolo comparso sul sito web de Il Messaggero, si evince che Facebook stia sviluppando un motore di Intelligenza Artificiale per elaborare dei pattern in modo da individuare se un nostro post visibile al pubblico potrebbe danneggiare la nostra reputazione.

È infatti ben noto di come abbondino foto di persone in stato di ubriachezza o sfoghi contro altri conoscenti e colleghi solo perché ci si ritiene protetti dal finto separé che è il nostro monitor, post imbarazzanti e che a volte creano problemi proprio perché il nostro monitor non è un muro ma una finestra sulla piazza più grande del mondo.

Cosa c’è dunque di sbagliato in questa iniziativa del colosso dei Social Network? Apparentemente niente, tecnicamente va tutto a nostro vantaggio ma alla lunga si potrebbero generare dei paradossi.

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Lettere dal Cyberspazio – 2a edizione

IMG_3899_COMPERTINAsmallHo ripubblicato la versione rivista e corretta dell’atipico ebook fantascientifico Lettere dal Cyberspazio. Per chi non avesse scaricato la prima edizione direttamente da questo blog, l’ebook è una raccolta epistolare di email inviate da Emmanuel Gibson a Luca Colli, esponendo il suo pensiero sul mondo della rete e sul rapporto che gli internauti hanno con essa.

Questo piccolo racconto (23 pag. formato A5), ambientato nel prossimo 2019, fa da preludio e descrive l’ambientazione del racconto vero e proprio che sto scrivendo ora. Trattandosi di fantascienza o magari solo una scusa per parlare di scienza possibile se non attuale, la lettura è consigliata a tutti, siano essi nativi digitali o no.

Disponibile su Amazon in lingua italiana: VAI ALL’EBOOK

BIG DATA le stringhe di Dio tra scienza e fantascienza

dataEsiste una collezione di dati immensa, nutrita quotidianamente dagli internauti e da qualsiasi informazione rilevabile da un sensore e digitalizzabile in una stringa di bit.

Qualsiasi azione, comportamento, dato geografico, campionamento audiovisivo, scansione territoriale entra a far parte di quella conoscenza e senzienza appartenente alla Rete.

Se ad oggi Big Data raccoglie solo un certo tipo di informazioni, già importanti e tali da profilarci, un giorno potrebbe aggregare una varietà sempre crescente di dati che si ricollegano alla nostra persona o al sistema in cui viviamo ed elaborarli in modo da fornire “l’equazione” che definisce voi stessi o il genere umano in un dato istante: in quel mondo fantascientifico Big Data smetterebbe di essere una collezione ed elaborazione di dati ma diverrebbe una vera e propria entità cui assoggettarsi e chiedere consiglio: in altri ambiti l’avremmo chiamata Dio.

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I Simulacri – Vernor Vinge (libro)

Se siete appassionati di fantascienza o di computer o di entrambi non lasciatevi sfuggire questo romanzo. E’ un libro che si legge in un giorno o una settimana ma che risveglia in noi sempre i quesiti sulla realtà da sempre trattati dai grandi della fantascienza e resi popolarissimi dal film The Matrix.

L’autore è Vernor Vinge, matematico e meglio noto per la sua trattazione sulla Singolarità Tecnologica (ne parlavo anche QUI’ a modo mio, prima di scindere il mio blog e Lettere dal Cyberspazio). Il romanzo è un giallo ed un trattato cyber-filosofico al tempo stesso, in grado di togliermi letteralmente il sonno ogni notte fino a che la torcia a dinamo non si scaricava e decidevo di lasciarmi qualche pagina per il giorno dopo. Non si resta indifferenti al modo semplice e “catturante” in cui vengono presentati i temi che compongono l’intreccio della storia e ultima ma non ultima: la tecnologia! Essa viene integrata brillantemente e nonostante siamo nella fantascienza (si? Speriamo! 😀 ) essa non scade nell’eccessivamente fantasioso, parlando in termini realistici e futuristici (soprattutto per essere stato scritto nel 2005).

Avevo letto questo romanzo più di cinque anni fa, l’ho riletto ora e lo rileggerei ancora tanto è bello e coinvolgente. Vi lascio il link di un sito che lo recensisce aggiungendo anche la storia, qualora vorrete “spoilerarvi” questo parametro (LINK). Io non ne ho parlato intenzionalmente, perché ritengo che la storia sia sacra, nel senso che ogni anticipiazione vi rovinerebbe la suspance creata pagina dopo pagina.

Consigliatissimo! Buona Lettura 🙂

Roguelike, ogni dispositivo Android dovrebbe averne uno!

Di coloro che hanno giocato a NetHack o qualche altro roguelike, pochi sono tornati indietro… e coloro che sono tornati indietro lo hanno fatto bestemmiando. 😀

Citazione trovata in questo blog:
A differenza del fatto che la grafica di NetHack pare primitiva rispetto agli standard attuali, il gameplay dei giochi di oggi appare primitivo di fronte allo standard di  NetHack

I roguelike, ovvero i giochi simili a Rogue, sono giochi di ruolo all’apparenza scarni e semplici al punto che nelle versioni classiche non richiedono grafica: il player è rappresentato da una @ e un drago da una D. La verità è che a differenza della grafica che per le versioni adatte ai puristi è praticamente assente, c’è un lavoro spesso anche ventennale sulle meccaniche di gioco. Immaginate quindi un gioco sviluppato da più di vent’anni i cui sforzi si sono tutti concentrati sulle meccaniche: ci si può aspettare di tutto! Soprattutto se dopo qualche partita ci si comincia a chiedere se, di questi 20 anni, magari 15 sono stati dedicati a come far morire il giocatore in condizioni molto bizzarre (vedi YASD)  come una indigestione. Una volta addirittura un mago mi spara qualcosa di infuocato ed io, forte della mia resistenza al fuoco, non mi ero curato del fatto che le pozioni che portavo nelle ampolle di vetro erano andate in ebollizione facendo esplodere il contenitore, uccidendomi nella deflagrazione. -_-”

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Realtà, percezione, contatto

adamQuando si assiste al lancio di una nuova tecnologia si assiste frequentemente a scene di entusiasmo, magari al limite del delirio, per il nuovo giocattolino presentato da questo o quell’altro colosso dell’informatica. Qualche giorno fa invece ho assistito a qualcosa di diverso: non acclamazione per la tecnologia ma acclamazione per il personaggio creato attraverso quella tecnologia.

Regola, un amico e blogger di cultura e intrattenimento giapponese/orientale,  mi ha linkato un paio di video di un concerto olografico. All’apparenza nulla di fantascientifico sul lato puramente tecnologico se non che la scena mi ha colpito particolarmente.

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Cyber Guerra: riflessioni

Leggevo questo articolo di Calamari, sempre molto interessante, che trattava delle cosiddette armi autonome… i terminator per dirla alla hollywoodiana e del pericolo di affidare ad una macchina il potere decisionale di usare la propria forza mortale su degli umani.
Ovviamente già di per se una cosa del genere fa storcere il naso poiché come nella più classica fantascienza è pazzia pura dotare una macchina autonoma di armi e protezioni tali da sovrastare gli esseri umani e non soltanto per il concetto di errore che porterebbe a conseguenze disastrose ma proprio perché un programma non potrebbe mai essere dotato di tutti i parametri necessari ad operare in un contesto di vita o morte: la coscienza e lo scrupolo non possono essere implementati ad esempio.

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