Chi tace acconsente… (me lo ha detto il computer)

small_454903080Leggendo questo articolo comparso sul sito web de Il Messaggero, si evince che Facebook stia sviluppando un motore di Intelligenza Artificiale per elaborare dei pattern in modo da individuare se un nostro post visibile al pubblico potrebbe danneggiare la nostra reputazione.

È infatti ben noto di come abbondino foto di persone in stato di ubriachezza o sfoghi contro altri conoscenti e colleghi solo perché ci si ritiene protetti dal finto separé che è il nostro monitor, post imbarazzanti e che a volte creano problemi proprio perché il nostro monitor non è un muro ma una finestra sulla piazza più grande del mondo.

Cosa c’è dunque di sbagliato in questa iniziativa del colosso dei Social Network? Apparentemente niente, tecnicamente va tutto a nostro vantaggio ma alla lunga si potrebbero generare dei paradossi.

Se il Social Network è in grado di analizzare le nostre azioni e valutare se vanno o no a nostro vantaggio, perché dovremmo sprecare tempo a valutarlo noi? A cosa mi serve il giudizio di coscienza se posso cedere questo onere al computer?

Farneticazioni? Esagerazioni? Se sapete calcolare su un foglio di carta la radice quadrata di un numero tipo 2456 allora potreste avere ragione, se invece avete dimenticato come si fa perché tanto ci pensa la calcolatrice allora io non starei così tranquillo.

Il secondo punto è l’effetto dell’errore: se si scrive un post, magari non volendo, con tendenze razziste, un conto è essere bloccati da un computer ed altro conto è essere ripresi da un amico con: “Ma che cavolo vai scrivendo?”
Nel primo caso si tratterebbe di una marchetta rossa tipo il correttore automatico su un congiuntivo sbronzo mentre nel secondo caso interverrebbe un confronto tra due persone con, nella migliore delle ipotesi, una riflessione profonda di chi ha commesso l’errore.

Se quanto scritto sopra non è comunque abbastanza, c’è sempre l’ultimo e più importante spunto di riflessione: se il computer sa cosa è meglio pubblicare affinché io sia una persona corretta e rispettata, se lui mi dice che va bene, allora va bene!
Cosa accadrebbe invece se il programma sbagliasse? Se come tutti i programmi a questo mondo cadesse in errore per una serie di circostanze che, se pur rare, puntualmente si verificano? Io mi sentirei sollevato dalla colpa perché “secondo il computer andava bene, è colpa ‘sua’ se ‘io’ ho commesso l’errore” ma quì non si parla di ortografia o matematica ma di coscienza e di giudizio delle azioni.

Io essere umano con mille dubbi e inperfezioni, con mille variabili personali, caratteriali e con i segni della mia storia vissuta, come posso essere all’altezza di giudicare oggettivamente le mie azioni quando c’è un sistema sopra di me, non influenzato da forze e debolezze che può decidere se sono nel giusto o nell’errore? Un sistema che può fornirmi un alibi perché a lui ho affidato la mia coscienza?

Che decida lui, che non è umano, cosa è giusto o sbagliato per me… perché evidentemente la società non è in grado da se di educare le persone ed accettarne gli errori umani.

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