Decreto Diffamazione, divagazioni sull’argomento

Tratto da questo articolo:
Chiunque potrà “chiedere ai siti internet e ai motori di ricerca [n.d.r. quasi che si trattasse di soggetti di diritto!] l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione della presente legge [n.d.r. legge che non ha nulla a che vedere con il trattamento dei dati personali!]”.

Bella storia vero? Chiunque può chiedere l’eliminazione di contenuti diffamatori, soprattutto se questo qualcuno può far fronte ad un esercito di avvocati strapagati che facciano da Goliath contro tanti piccoli Davide con l’hobby della libertà di espressione.

Quello su cui mi preme riflettere in quest’articolo è però la rimozione del contenuto. Non che il DDL e la privazione di libertà in se siano meno importanti ma semplicemente sono spiegati meglio in altri siti più competenti in materia.
Io invece parto dal punto di vista della non disponibilità futura di materiale:  perché? Può essere evitata?
Forse la centralizzazione della reperibilità dei contenuti è in qualche modo un difetto se visto nell’ottica di questa legge. Se un mio articolo è brillante allora sarà molto semplice reperirlo da parte di milioni di persone in giro per il web, collegandosi ad un indirizzo unico, ad un unico fornitore del contenuto. Ma questo contenuto (questo articolo in pratica) viene offerto per così dire: “in sola visionatura”.
Voi non possedete una copia personale di quest’articolo o di un video che vi piace (a meno che non vi siate presi la briga di fare il passaggio in più di salvare il contenuto sull’hard disk). E’ infatti più semplice mettere un link tra i preferiti confidando nella perenne disponibilità del servizio attraverso la rete, disponibilità che a tutti gli effetti non è mai stata garantita e che, a quanto pare, oggi lo è ancor meno di ieri e se per caso questa mancata disponibilità è per far comodo ad un potere forte a discapito della conoscenza il tutto assume una piega ancor più sinistra.

Dunque come vi si rimedia? Le modalità sono tante, sia a monte (chi offre i contenuti) sia a valle (chi ne fruisce). Soprattutto i fruitori dovrebbero riprendere l’abitudine vecchia come la 56K di salvare i contenuti interessanti.
Mi piace questo articolo? Salva!
Mi piace questo pdf? Salva, non guardarlo con il lettore integrato… perché lo salvi comunque sul pc ma poi alla pulizia della cache ti viene rimosso, a questo punto salvalo una volta e bene.

Io sono stato sempre favorevole a salvare in locale il materiale utile o la cui fruizione è costantemente esercitata, è anche un bene per il prossimo: inteso come cittadino della rete. Immaginate di ascoltare il vostro autore preferito su jamendo. Per ascoltarlo avete due possibilità: scaricare il suo album o ascoltarlo in streaming. Se lo ascoltate in streaming a mattina e a sera allora è ben probabile che scaricherete molte volte diversi MegaByte di dati e lo farete in continuazione, consumando banda e usurando l’hard disk. Basta pensare che scaricate la canzone, poi la cache viene pulita e la canzone viene cancellata, poi la riscaricate e poi viene cancellata: questo accade quasi ogni volta che vedete un contenuto in streaming che stà caricando. Questo accade ogni volta che aprite una webmail e questo accade ogni volta che leggete la vostra ricetta preferita su un blog o ogni volta che guardate un video in streaming. Questo non accadrà quando il contenuto verrà rimosso dal server, non potrete più vederlo e pensare che lo avete salvato e cancellato dall’hard disk quasi ogni volta che avete avuto accesso ad esso.

Non solo, chi possiede una copia fisica di un contenuto può a sua volta redistribuirlo sempre rimanendo nei termini della licenza con cui il contenuto è stato rilasciato in origine. In questo caso sarebbe impossibile far cadere nell’oblio un articolo o una ricetta.
Che poi è un oblio a senso unico, ovvero verso gli utenti perché il distributore dell’articolo è a tutti gli effetti marchiato e l’articolo non viene distrutto in maniera definitiva: semplicemente la massa degli internauti non può accedervi ed i motori di ricerca non lo visualizzano.

Immaginate ora questo sistema. Un articolo viene rilasciato con un formato aperto e con licenza libera (es: odt,CC). L’articolo viene rilasciato come un podcast via torrent o altro sistema p2p.  Su un sito web viene mostrato solo un RSS con i campi
TITOLO
DATA
FIRMA DIGITALE DELL’ARTICOLO
Chiunque può scaricare l’articolo e verificarne l’autenticità. Il bello è che un milione di visualizzatori avrebbero copia personale dell’articolo e contribuirebbero alla sua diffusione. Sarebbe molto difficile far cadere nell’oblio in questo modo un articolo o una canzone o una ricetta. Ovviamente rimanendo sempre nell’ambito di cosa è giusto e cosa è sbagliato. Non dico infatti che il DDL non abbia buoni propositi in materia, il problema è che in giro ci sono troppi lamer della legge il cui scopo è programmarsi delle backdoor.

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