Due parole sulla GPL e la libertà

Mi capita ancora, navigando per la rete, di imbattermi in commenti particolari su questa licenza software. La licenza di rilascio GNU/GPL è di fatto un baluardo della libertà, il senso stesso del Free Software, solo che impone molte restrizioni. Questo connubio libertà/restrizioni non è mai andato molto d’accordo e diversi internauti non perdono occasione di puntualizzare questo aspetto, segnalando una licenza come la BSD con meno restrizioni ed elevandola a più libera a tutti gli effetti della GPL (nella BSD al contrario della GPL, ad esempio, il codice sorgente può essere modificato senza obbligo di rilasciarlo, insomma si può chiudere).

Se parliamo di libertà in questo senso, allora, ne la GPL e ne la BSD fanno al caso dello sviluppatore: basta una WTFPL (Licenza Pubblica Facci Quel Che Cazzo Ti Pare). Non vi pare? 🙂

In realtà quello che emerge da questo tipo di confronti di libertà diverse è che non si è capito “chi” è l’oggetto della libertà. Infatti se nella BSD o meglio ancora nella WTFPL è l’utente che è libero, nella GPL non è l’utente ma è il software ad essere libero. Non ci avevate pensato? Una volta che immettete un software rilasciato con la GPL (specialmente versione 3) in rete, avrete immesso nella internet un programma che non può essere imbrigliato da nessuno. Potete farci quel che volete purché le vostre azioni non blocchino il software “libero”.

La realtà ovviamente è che un software così rilasciato diventa una forma molto democratica di computing.

Queste infatti sono le libertà che la GPL descrive (da wikipedia: LINK):

Libertà 0: Libertà di eseguire il programma per qualsiasi scopo.

Libertà 1: Libertà di studiare il programma e modificarlo.

Libertà 2: Libertà di ridistribuire copie del programma in modo da aiutare il prossimo.

Libertà 3: Libertà di migliorare il programma e di distribuirne pubblicamente i miglioramenti, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio

In pratica queste libertà hanno sempre come oggetto dal singolo alla comunità; è una “visione globale” e per far si che gli interessi del singolo si riflettano sulla comunità intera, l’unico modo è rendere il software stesso una entità libera, protetta da una serie di regole. Queste regole non fanno altro che bloccare le azioni mirate ad assoggettare il software stesso ad un potere forte che potrebbe limitarne l’uso al prossimo. In pratica grazie alle restrizioni della GPL, chiunque sarà libero di godere sempre ed ovunque delle piene funzionalità del software e di migliorarlo e diffonderlo in modo che il prossimo possa avere a sua volta pieno potere di beneficiare della funzionalità del software stesso.

 

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